Nel 698 Cartagine cade per l’ultima volta e il Mediterraneo che Roma aveva unito si divide in due mondi rivali. Nuovi confini e potenze si formano assistendo all’avanzata degli arabi dall’Egitto al Nordafrica e all’alleanza instabile con i Berberi, mentre la regina Kahina difende il suo popolo e nasce una delle potenze marittime più influenti sul Mediterraneo: Tunisi.
Immaginate di essere un mercante del VI secolo. Provate a chiamare quel mare “Mare Nostrum“, come facevano i nonni dei vostri nonni. Vi accorgereste presto di dire una cosa falsa. Il Mediterraneo che i Romani avevano trasformato in un’unica area politica ed economica non esiste più. Prima potevate attraversarlo da un capo all’altro sentendovi sempre a casa. Ora si è spezzato.
Da un lato c’è l’Occidente latino, impoverito, rurale, chiuso su sé stesso. Dall’altro c’è l’Oriente bizantino e, ben presto, un nuovo protagonista che nessuno nel 600 avrebbe saputo prevedere: l’Islam. Tra il 600 e il 900 l’Occidente sembra quasi addormentarsi, e gli storici parlano di un mare in atrofia. A Oriente accade l’esatto contrario, ed è un’epoca di espansione formidabile.
Ci vorranno secoli prima che questo “terzo Mediterraneo” ritrovi una qualche forma di unità, come già accadde in antichità. Il momento in cui tutto comincia a cambiare è chiaro. Quando compare un potere nuovo, nato in un angolo di deserto che nessun bizantino considerava una minaccia. La sua marcia è lenta e tutt’altro che lineare. Arriva fino alle mura della città che per secoli aveva significato ricchezza e commercio: Cartagine.

Bisanzio, l’impero che protegge Cartagine
Cominciamo da Costantinopoli, perché da lì si capiscono davvero gli eventi. Nel VII secolo l’impero bizantino ha già perso moltissimo. Slavi e altri nemici gli hanno strappato buona parte dei possedimenti balcanici. Eppure, su una carta del Mediterraneo, Bisanzio stringe ancora una collana di perle preziose. Possiede la Sicilia, parte dell’Italia meridionale, la Sardegna, Maiorca, Cipro e le isole dell’Egeo, da cui estrae oro e argento. Soprattutto ha l’Egitto, il granaio che nutre la capitale.
Gli strateghi bizantini non sono ingenui. Sanno che il pericolo non arriva solo da nord, dai popoli che premono sul Danubio. Intuiscono che qualcosa si muove anche a sud-est. Non immaginano però che la minaccia più seria della loro storia nasca lungo le piste dei mercanti siriani. Quei mercanti attraversavano le terre dei Nabatei in cerca di spezie e profumi da rivendere sulle coste del Mediterraneo. In quella fascia arida lungo il Mar Rosso, un predicatore di nome Maometto sta per cambiare per sempre i rapporti tra le due sponde.

Dall’Egitto verso Cartagine: la prima espansione islamica
Ciò che accade dopo la morte di Maometto ha del vertiginoso. Oggi lo diamo per scontato, ma per chi lo visse fu incomprensibile. Le tribù arabe, appena unificate sotto la bandiera dell’Islam, si lanciano in un’espansione militare e politica. La guidano i primi califfi, i successori di Maometto. In pochissimi anni le loro armate conquistano Gerusalemme e la Siria. Nel 641 il generale Amr ibn al-As entra in Egitto con appena dodicimila uomini. Bastano per travolgere una delle province più ricche del mondo tardoantico.
L’effetto è immediato e per Costantinopoli devastante: si interrompe il flusso di grano dal Nilo alla “Nuova Roma”. Ma dopo l’Egitto i musulmani non puntano subito al Mediterraneo, e questo rovescia l’immagine di una conquista inarrestabile e diretta. Guardano prima verso sud, la Nubia, perché consolidare il controllo sulle terre vicine al Mar Rosso è più urgente. Le conquiste mediterranee nascono quasi per ripicca. Solo quando l’avanzata in Nubia si arena, gli eserciti del califfo voltano lo sguardo verso la Cirenaica e le terre berbere (futura fucina di pirati) a occidente dell’Egitto.
Perché gli arabi vogliono il Nordafrica e Cartagine
C’è una ragione strategica precisa dietro questa svolta. Secoli dopo, ogni potenza che controllerà l’Egitto dovrà occuparsi anche della Libia. Finché la Cirenaica e la provincia bizantina d’Africa restano a Costantinopoli, esiste il rischio di una riconquista dell’Egitto. Per gli arabi, prendere i porti e i litorali nordafricani non è un capriccio imperialista. È la premessa per mettere al sicuro quanto hanno già conquistato.
Ma il Nordafrica del VII secolo non è terra vuota, e qui la storia si complica in modo affascinante. Lo abitano i Berberi, una popolazione indigena estremamente composita. Ci sono cittadini romanizzati che parlano ancora latino e pregano nelle chiese cristiane. Accanto a loro vivono tribù rurali di fede diversissima: pagana, cristiana, persino ebraica.
La flotta che nel 654 sconfigge i bizantini davanti alle coste della Licia non è affatto araba. La compongono soprattutto equipaggi siriani e copti, cioè sudditi cristiani del vecchio impero. È uno scontro tra greci da una parte e greci, siriani e copti dall’altra. Una battaglia che mette i brividi: un Mediterraneo che combatte contro sé stesso, con gli arabi quasi spettatori del proprio successo.

Berberi e Kahina: l’alleanza fragile
I rapporti tra arabi e berberi sono tutt’altro che stabili. Lo schema si ripete più volte in quei decenni. Le tribù berbere si convertono all’Islam quando gli eserciti arabi sono nei paraggi. Poi tornano alle antiche credenze non appena questi si allontanano. L’islamizzazione è rapida sulla carta, ma instabile nella realtà. Basta comunque a garantire ai califfi l’appoggio di soldati berberi, attratti soprattutto dal bottino della ricca Cartagine bizantina.
In questo scenario mobile e contraddittorio entra in scena uno dei personaggi più straordinari e più difficili da mettere a fuoco: la regina Kahina. Forse era una berbera di fede ebraica, e le fonti la ricordano come guerriera indomita a capo della resistenza contro gli arabi. Tra i berberi c’erano molti ebrei e cristiani. La sua figura, sospesa tra storia e leggenda, ci ricorda che il Nordafrica non fu un semplice scenario passivo. Fu un mosaico di popoli che scelsero, resistettero, si allearono e tradirono secondo logiche proprie, spesso indipendenti da quelle dei conquistatori.
La caduta di Cartagine: Kairouan e l’assedio finale
Negli anni sessanta del VII secolo le truppe islamiche completano la conquista delle città minori della provincia romana d’Africa. Gli arabi la chiamano ormai Ifriqiya. Fondano poi una piazzaforte armata a Qayrawan, l’attuale Kairouan. Diventerà il vero centro di comando della presenza musulmana nella regione. Cartagine però resiste ancora. Accerchiata e priva del sostegno di una Costantinopoli sempre più lontana, non cede.
Le fonti bizantine raccontano un tentativo di riconquista riuscito nel 697. Una flotta imperiale riprende la città con un attacco a sorpresa dal mare. L’anno successivo l’emiro Hassan ibn al-Nu’man torna a stringerla d’assedio. Guida un esercito che le fonti stimano in quarantamila uomini, a cui si aggiunge un contingente berbero di dodicimila. Nel 698 la città cade per l’ultima volta e non sarà mai più bizantina.

Da Cartagine a Tunisi: nasce una nuova capitale
Questa sconfitta pesa più, storicamente, di quella che Cartagine subì oltre otto secoli prima per mano di Scipione Emiliano. Quella segnò la fine di una civiltà punica indipendente. Questa chiude per sempre il ruolo di Cartagine come snodo di scambi con un impero mediterraneo. Gli arabi non si accontentano della città conquistata: non la ricostruiscono e non vi si insediano. Ne fondano una nuova, poco distante, Tunisi. Da qui in poi il potere arabo nel Mediterraneo occidentale si concentra lì e non più tra le rovine puniche e romane. Con il tempo nascerà anche una nuova, temibile generazione di corsari.
la fine di Cartagine, l’inizio di un altro mondo
Non abbiamo raccontato soltanto un assedio o la fondazione di una città. Abbiamo visto come il Mediterraneo, che i Romani avevano reso un unico spazio politico, si scompone in blocchi rivali, cristiano e islamico. Per secoli quei blocchi si guardano con sospetto e si combattono. Inevitabilmente, però, commerciano e si conoscono.
La caduta di Cartagine nel 698 non chiude una storia. Apre la fase in cui l’Islam diventa attore mediterraneo a pieno titolo. Si affaccia sulle stesse coste che un tempo erano romane e si prepara a competere per rotte, porti e isole. Il “terzo Mediterraneo” di cui parlano gli storici comincia esattamente da qui. È un mare diviso, che ci vorranno secoli per ricomporre, se mai lo sarà davvero.
approfondimenti
- Treccani, Cartagine (Enciclopedia dell’Arte Medievale): scheda sulla vicenda tardoantica e bizantina della città, dalla conquista vandala alla caduta araba del 695-698. https://www.treccani.it/enciclopedia/cartagine_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/
- Treccani, L’Africa islamica: Tunisia (Il Mondo dell’Archeologia): ricostruisce le fasi della conquista islamica dell’Ifriqiya, dalla fondazione di Kairouan alla vittoria finale di Hassan ibn al-Nu’man. https://www.treccani.it/enciclopedia/l-africa-islamica-tunisia_(Il-Mondo-dell’Archeologia)/
- Treccani, al-Kahina (Dizionario di Storia): voce dedicata alla regina berbera a capo della resistenza contro l’invasione araba. https://www.treccani.it/enciclopedia/al-kahina_(Dizionario-di-Storia)/
- World History Encyclopedia (edizione italiana), Cartagine: sintesi sulla distruzione della città nel 698 e sulla fondazione di Tunisi come nuovo centro di potere arabo. https://www.worldhistory.org/trans/it/1-205/cartagine/
Libri consigliati sull’argomento
- David Abulafia, Il grande mare. Storia del Mediterraneo, Mondadori, 2013. Una storia complessiva del Mediterraneo che dedica ampio spazio alla frattura tra VII e IX secolo e alla nascita di quello che l’autore chiama il “terzo Mediterraneo”.
- Hugh Kennedy, The Great Arab Conquests: How the Spread of Islam Changed the World We Live In, Da Capo Press, 2007. Ricostruzione rigorosa e narrativa delle prime conquiste islamiche, dall’Arabia all’Egitto fino al Nordafrica.
- Michael Brett, Ibn Khaldun and the Medieval Maghrib, Ashgate, 1999. Approfondimento sulle dinamiche berbere e islamiche nel Maghreb medievale, utile per contestualizzare la figura di Kahina e la resistenza berbera.


